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La vera storia del Pirata Pacioccone

La vera storia del Pirata Pacioccone

Chi ha in mente la gloriosa epoca di Carosello ricorderà senz’altro uno dei personaggi più amati di quel modo di fare pubblicità che Jean-Luc Godard definì come il prodotto migliore del cinema italiano. 

È il pirata Pacioccone che con la sua ciurma scrisse una pagina indelebile della comunicazione aziendale in Italia.

Una storia di successo e creatività, figlia di un’epoca capace di sorprendere, inventarsi, stupire ma anche di due amici, eccezionali. Creato nel 1965 dal disegnatore Ebro Arletti con l’autore e regista Guido De Maria, presto quest’ultimo coinvolse come sceneggiatori e autori dei testi due giovani brillanti, ma sconosciuti modenesi, che si frequentavano dai tempi del bar Grand Italia sotto la Ghirlandina.

Ragazzi intraprendenti e squattrinati che si chiamavano Franco “Bonvi” Bonvicini e Francesco Guccini, e da lì a poco sarebbero diventati rispettivamente uno dei fumettisti e uno dei cantautori più amati del Belpaese. Fu grazie alle loro trovate che le scorribande del Pirata e del suo aiutante Mano di fata entrarono nell’immaginario collettivo. Le famiglie italiane si appassionarono alle avventure del bucaniere un po’ in sovrappeso sempre in cerca di bottini e tesori al punto che la domanda-tormentone «Cappetano, lo possiamo torturare?», con cui si concludevano le reclame entrò nel linguaggio di tutti i giorni. Domanda a cui Salomone rispondeva «Ma cosa vuoi torturare tu? Porta pazienza! So ben io come fargli aprire la bocca...»: la soluzione era, naturalmente, un prodotto Fabbri. Il successo fu tale che il Pirata divenne motivo di ispirazione per una vasta gadgettistica dal tritaghiaccio ai bicchieri ‘giustadose’, con tanto di tacca per indicare la quantità corretta di sciroppo  fino al montapanna del pirata; oggi ambitissimi dai collezionisti.

Nel ’76 venne poi prodotta anche una serie non a disegni animati, con personaggi creati con la plastilina da Francesco Misseri e da Lanfranco Baldi. Un pezzo di storia di casa Fabbri ma anche di tutti noi.